" Sono io l'assassino di Silvia, in carcere c'è un innocente" Repubblica 4 luglio 1997

 

'SONO IO L' ASSASSINO DI SILVIA, IN CARCERE C' E' UN INNOCENTE'

Repubblica — 04 luglio 1997 pagina 22 sezione: CRONACA

NAPOLI - Si pente il killer di Silvia Ruotolo, la donna uccisa per sbaglio in un agguato di camorra lo scorso 11 giugno, in salita Arenella a Napoli. Il sicario si è costituito una settimana fa, e dalla sua cella ha fatto i nomi dei tre assassini suoi complici tuttora ricercati. Quella mattina il commando fece fuoco su due pregiudicati di un clan della camorra rivale, un proiettile raggiunse alla testa la trentanovenne Silvia Ruotolo, mentre la donna rientrava a casa mano nella mano con il figlio di cinque anni. "Nel nostro gruppo di fuoco - ha detto il sicario pentito ai magistrati dell' Antimafia napoletana - non c' era l' uomo che voi accusate e che ora tenete in galera". Colpo di scena dietro alle porte chiuse del tribunale del Riesame napoletano, riunito ieri per discutere del caso "Gennaro Ciriaco", l' uomo arrestato con l' etichetta di "killer" a una settimana dall' agguato dell' Arenella. Davanti ai legali della difesa, dalle carte dei pm è saltata fuori la svolta a sorpresa della vicenda giudiziaria, che con ogni probabilità è destinata a sollevare un nuovo polverone di polemiche tra la Procura di Agostino Cordova e la Questura di Arnaldo La Barbera, mentre c' è chi, in ambienti giudiziari, parla di "strategia per depistare le indagini". Una notizia che ha di fatto paralizzato il normale corso del collegio E del Riesame, i cui giudici rimandano di qualche giorno ogni decisione sull' eventuale scarcerazione di Gennaro Ciriaco, arrestato lo scorso 18 giugno. Ora, intanto, i riflettori sono puntati sul nuovo, "vero" killer di Silvia Ruotolo. Di lui non si conosce il nome o l' eventuale appartenenza a uno dei due clan che, quella mattina, si dichiararono guerra a colpi di pistola in salita Arenella. Si sa, invece come e perché è stato arrestato. E perché ha fatto i nomi dei suoi tre presunti complici scomparsi nel nulla. Il sicario pentito, fino a una settimana fa, era un detenuto in semilibertà. La mattina può varcare la soglia del carcere di Poggioreale per recarsi al lavoro, la sera deve però rientrare, entro le ore 20, nella sua cella. Sparisce l' 11 giugno, giorno dell' agguato. Viene arrestato qualche giorno dopo, ma come un qualsiasi latitante "per evasione".
Gli investigatori non sospettano che possa essere lui un membro del commando. Probabilmente il sicario è invece certo di essere ricercato proprio per la morte di Silvia Ruotolo. Quando, dopo l' arresto, arriva in Questura, è un fiume di parole. Confessa tutto, parla di rimorso. "Sì - dice agli inquirenti - c' ero anch' io in salita Arenella. E' inutile continuare a tacere. Ho sparato, avevo tre complici. Vi dico chi sono. Tra loro non c' è quel Gennaro Ciriaco che avete arrestato". Sull' indagine cala la cortina di silenzio.
Scattano le ricerche dei tre presunti complici: spariti nel nulla. E Gennaro Ciriaco? Indicato dagli inquirenti come il killer di Silvia Ruotolo, finito sulle prime pagine della stampa come "il mostro", resta in carcere in attesa del Riesame. Non sa del sicario pentito, i suoi legali - gli avvocati Sebastiano Giaquinto e Giovanni Cerino - oppongono alle accuse dei magistrati il comportamento stesso del loro cliente. "Per tre volte la polizia è andata a perquisire casa di Ciriaco - dicono - Lo hanno sempre trovato seduto in poltrona. Era lì anche quando si sono presentati per arrestarlo, mentre lui insisteva nel chiedere di ascoltare i vicini di casa, che il giorno dell' agguato lo avevano visto in più occasioni". - Irene De Arcangeli