" L'incubo di francesco" Repubblica 13 giugno 1997

 

L'INCUBO DI FRANCESCO

REPUBBLICA ....... 13 GIUGNO1997

 

NAPOLI - Francesco si è svegliato di notte, alle quattro. Non riusciva più a chiudere occhio. "Ti posso raccontare una fiaba?", ha chiesto il bambino alla zia Michela, che riposava accanto a lui per tenergli compagnia. "Allora zia, io tornavo dalla scuola con mamma, la accompagnavo. Stavo buono buono, siamo andati a casa. Poi gli uomini hanno sparato, ho visto tanto sangue. Mamma è caduta a terra, vicino a me. Dove sta adesso? Perché non torna?". "Francesco, Checco, amore", ha risposto la zia con dolcezza, per cercare di calmarlo, "mamma Silvia sta in ospedale". "Ma parlerà?". "Non lo sappiamo, Checco, non sappiamo se parlerà o no...". E piangeva, Michela Ruotolo. Piangeva sommessamente nel buio perché la fiaba di Francesco era fuoco sul suo dolore vivo, quello stupore la lasciava senza forze, ma lei non poteva rivelargli la tragedia, perché Francesco è solo un bambino, ha quattro anni. Chi gli spiegherà che un giorno sua madre, Silvia Ruotolo, la sorella di zia Michela, è stata trafitta sotto casa da un proiettile vagante, entrato dalla narice, esploso nel cervello, mentre teneva per mano proprio lui, il suo Checco? Vittima ignara di uno scontro tra camorristi. Assassinata "per caso".

Stamane alle 11 i funerali di Silvia Ruotolo. L' indagine va avanti: gli assassini, due giovani, sarebbero stati identificati. In questura annunciano: "Li prenderemo".
AL MATTINO Michela Ruotolo ha chiamato gli psicologi che assistono Francesco, il bimbo soffre da tempo di lievi disturbi di parola.
Sconvolta, la donna fissa il marito: "Ti rendi conto? Poteva capitare a Franceschino, poteva morire lui...". Alessandra, la sorellina di Checco, ha capito. E' più grande, ha dieci anni. Sa. Dal balcone di casa ha visto il corpo senza vita della madre. "Quale immagine resterà nella mente dei miei figli?", si interroga l' ingegnere Lorenzo Clemente, il marito di Silvia. Lo ha chiesto anche al sindaco Bassolino, durante la visita di condoglianze: "Come farò, sindaco? Che dirò ai bambini? Gli racconterò che la madre è morta per caso? Non è giusto, non è giusto". La casa dei Ruotolo in viale Michelangelo, nel quartiere collinare di impiegati e professionisti.
Nelle stanze i singhiozzi interrompono l' attesa. E' una famiglia come tante, quelle che credono, sperano con tutte le forze, nel cambiamento di Napoli. Ognuno cerca conforto, pace, negli sguardi degli altri. Lo sfogo dei familiari di Silvia esplode in lampi di odio per la città, cui restano legati nonostante tutto. "Andiamocene, Napoli è morta", ha gridato Maria Teresa, la madre di Silvia, ai parenti, in un momento di rabbia. "Questa città è difficile, qui non si può più vivere, non c' è tranquillità", dice il cognato di Silvia, Antonio Invitti. "Nel '79 - racconta - sono rientrato da Roma per ragioni di lavoro, forse ho fatto un errore. Viene voglia di fuggire, ma poi penso che qui abbiamo gli affetti, la casa. Come si fa ad andar via? Però Napoli ci deve dare una ragione per restare, non deve dimenticare il sorriso di Silvia, la tragedia non deve essere vana".
Michela Ruotolo annuisce: "Ci auguriamo che la città perbene partecipi, reagisca, che il municipio si costituisca parte civile al processo. Attendiamo giustizia, una risposta forte dalle istituzioni, dai cittadini. Vogliamo la libertà di passeggiare, di andare a prendere i figli a scuola senza il terrore di essere uccisi".
Francesco corre, ride, è un bel bimbo robusto, con gli occhi chiari, i capelli corti per il gran caldo. Telefona al padre: "Papà, mi porti in bicicletta?". Chiusa nella cameretta, Alessandra studia per la licenza elementare. Si dispera perché, confida, "mamma non avrà la gioia di assistere al mio primo esame". "Chi mi accompagnerà a scuola?", chiede. "Stai tranquilla, andremo insieme", la conforta zia Michela. "No zia, non ti arrabbiare, ma tu non sei la mia mamma", risponde la bimba. Nella chiesa dell' Immacolata all' Arenella, dove è esposto il feretro e dove oggi alle 11 si svolgeranno i funerali a spese del Comune, il quartiere si è riunito spontaneamente per rendere omaggio a Silvia. Centinaia di persone in silenzio, commosse.
Stamane i negozi abbasseranno le saracinesche in segno di lutto, dalle 10,30 alle 12,30. L' associazione dei commercianti protesta: "Partecipiamo con la serrata al dolore della famiglia Ruotolo, ma vogliamo anche manifestare contro le forze dell' ordine che, pur sapendo, hanno lasciato il quartiere nelle mani di bande rivali". Il Comune ha proclamato il lutto cittadino. Il vigile urbano di picchetto davanti alla bara coperta di fiori si copre il volto per nascondere le lacrime. Alessandra e il padre vegliano sulla salma.
Pregano, abbracciano gli amici, i parenti, chiunque gli manifesti affetto. "Mamma, non è possibile", mormora la bimba. A Napoli è accorso il capo della polizia, Fernando Masone. Ha incontrato il questore Arnaldo La Barbera, il prefetto Achille Catalani, il sindaco Bassolino, il procuratore Agostino Cordova, e, in curia, il cardinale Michele Giordano che ha paragonato la camorra al demonio. Ci sono buone novità nell' indagine. Forse sono stati identificati i sicari della camorra che hanno fatto fuoco in pieno giorno, alle 13. Alcuni passanti li avrebbero riconosciuti, non hanno scampo. Sono due, giovani imbottiti di cocaina. Perché solo chi è completamente fuori di sé può sparare sulla folla inerme, come una bestia. Dopo l' agguato, gli assassini sono scappati. Hanno ucciso un rivale, ne hanno ferito un altro, sono stati a loro volta inseguiti. Uno studente, Renato Valle, 20 anni, colpito alla schiena da una pallottola, se la caverà. Colpito per caso, come Silvia. "Bestie, vigliacchi", urlano i parenti. In viale Michelangelo, dai Ruotolo, Lorenzo Clemente non c' è. Se ne sta nella sua casa di Salita Arenella, dove è caduta la moglie. Solo, con il ricordo di Silvia. - Ottavio Ragone.