"Il silenzio non serve a dimenticare" lavoro classe III B I.T.T. F. Gioia-Amalfi

 

 

IL SILENZIO 

NON SERVE A DIMENTICARE

 

Cleme1

 

Non si è mai nel posto sbagliato, nel momento sbagliato

 

 

                                                                                    A Silvia Ruotolo

 

 

Camorra 

Questo studio, legato al progetto di legalità, è testimonianza della morte di una delle tante persone direttamente colpite dalla Camorra. Il nostro scopo è quello di ricordare vittime ingiustamente coinvolte in agguati camorristici e di far conoscere come una vita possa essere improvvisamente sconvolta da tali episodi.

Uno studio dell'Eurispes condanna Napoli e la Campania: nel quinquennio 1999-2003 nella nostra regione si è ucciso più che in ogni altra parte d'Italia. Purtroppo la situazione non è affatto migliorata, in quanto la Campania è ancora permeata di sottocultura camorristica. La tesi più accreditata sostiene che la "camorra"derivi dalla voce mediterranea "morra", intesa come "confusione", "rissa", "gioco" molto popolare a Napoli. Secondo altri studiosi il termine "camorra" deriverebbe dalla giacca indossata da banditi spagnoli denominati "gamurri" o dal nome di una organizzazione armata di mercanti pisani sorta a Cagliari nel XIII secolo e denominata "gamurra".La camorra nasce all'inizio del secolo scorso nella città di Napoli, una delle più grandi città europee; ed è strettamente intrecciata alla società civile; tende ad avere con tutti, singoli, partiti, istituzioni, relazioni di scambio permanente. A differenza delle altre mafie italiane, essa trae le sue origini nel contesto urbano. La mafia campana è composta da gruppi differenti i quali nascono o per lo sviluppo di gruppi criminali minori o per scissioni che intervengono in clan preesistenti. Le aggregazioni, le scissioni e le ri-aggregazioni di gruppi criminali sono particolarmente frequenti. Il mondo camorristico, a differenza di quello mafioso è aperto, dinamico, suscettibile dei mutamenti più improvvisi. È ben possibile, ad esempio, che capo di una banda camorristica diventi una persona in giovane età. Nel mondo della Camorra, a differenza di Cosa Nostra e della 'Ndrangheta, non esiste una struttura gerarchica superiore in grado di mediare e di ridurre o impedire la conflittualità tra i diversi gruppi delinquenziali. Nella provincia di Napoli operano circa 100 gruppi camorristici, a prevalente conduzione familiare e, ciascuno di essi, agisce su un ambito territoriale ben definito. Talvolta più gruppi criminali operano sullo stesso territorio.
Le attività nelle quali la Camorra risulta coinvolta sono in particolare:
*traffico di stupefacenti;
*traffico di rifiuti tossico-nocivi (controllo delle discariche abusive e infiltrazione nelle attività di bonifica dei siti inquinati)
*estorsione;
*usura;
*contrabbando di tabacchi e lavorati esteri;
*lotto e totocalcio clandestini;
*contraffazione di merci (in collaborazione con la mafia cinese)
*importazione clandestina di armi.
Infatti un peso particolare nell' attività delle organizzazioni camorristiche ha il traffico di armi, effettuato sia per auto rifornimento che per ragioni commerciali. Le armi, ad esempio, sono usate anche come contropartita per l'acquisto di droga. I traffici di stupefacenti si svolgerebbero tanto mediante contatti diretti con i produttori quanto mediante il controllo del piccolo spaccio attraverso bande di ragazzini.
La Camorra inoltre si distingue per una elevata infiltrazione nel settore della pubblica amministrazione e negli enti locali. La provincia di Napoli è quella nella quale si registra il maggior numero di scioglimenti di consigli comunali per sospetto di infiltrazione mafiosa. La Camorra è dunque, pervasiva. Le sue caratteristiche le consentono di essere presente ovunque vi sia un' utilità. Spietatezza, opportunismo e cinismo sono principi comuni a tutte le bande camorristiche. Non c'è attività redditizia che non possa essere svolta, non c'è relazione politica che non possa essere avviata.

 

SILVIA RUOTOLO

La nostra attenzione si è soffermata su una donna divenuta il simbolo delle vittime innocenti dei clan, Silvia Ruotolo.

Silvia Ruotolo era una donna solare, che amava la vita, un'amica, una MAMMA modello. Era una persona comune che, per amore della famiglia, aveva deciso di lasciare il lavoro. All'età di 14 anni un tragico episodio ha segnato la sua vita, la perdita del padre. Ciò l'ha legata fortemente ai cugini, Sandro e Guido Ruotolo, anch'essi privi di tale affetto. Nel 1984 si è unita in matrimonio con Lorenzo Clemente, l'attuale presidente del Coordinamento Campano delle vittime di camorra. Avevano due caratteri differenti: Silvia era molto aperta e disponibile, spesso agiva prima di pensare, mentre il marito si definisce chiuso e scontroso. Un ricordo che lo lega maggiormente alla moglie riguarda il suo alto senso di maternità. Nel '85, un anno dopo il loro matrimonio, Silvia aveva difficoltà a rimanere incinta; il ginecologo suggerì loro di concedersi un periodo di vacanza. Scelsero così di recarsi alla Maddalena dove, ammirando le bellezze del posto e in particolare il colore del mare, espressero il desiderio di mettere al mondo un figlio con gli occhi azzurri. Al ritorno videro realizzare il loro sogno, Silvia era finalmente in dolce attesa. Dopo qualche mese nasce Alessandra e a distanza di 5 anni, Francesco, entrambi con gli occhi azzurri. Purtroppo la sua vita è stata spezzata alla sola età di 39 anni. L'11 giugno del 1997 viene ingiustamente uccisa dalla camorra. Percorreva Salita Arenella, una strada stretta e popolata, scorciatoia usata da centinaia di automobilisti nelle ore di punta per raggiungere la collina del Vomero. Stava tornando a casa, tenendo per mano il figlioletto Francesco che aveva appena preso da scuola e felice per la recita di fine anno. All'improvviso scoppiò l'inferno: il traffico si era bloccato, due uomini scesero dalle loro auto e iniziarono a sparare all'impazzata. Quaranta proiettili volarono dappertutto; Silvia ha fatto solo in tempo a fare da scudo a Francesco, a metterlo al riparo, spingendolo sui gradini dell'ingresso pedonale del parco, poi un proiettile l'ha centrata alla tempia. Morì sul colpo. L'ha vista dal balcone la figlia maggiore che aveva appena 10 anni. Nel frattempo, il piccolo Francesco, impietrito ha guardato la mamma che moriva fino a quando le urla dei passanti, i colpi di pistola e la fuga degli assassini non sono cessati; fino a quando un poliziotto l'ha strappato a quella scena per fare la conta dei camorristi e degli innocenti colpiti. Solo allora, ha gridato: "Hanno sparato, mamma caduta". Nel conflitto a fuoco è rimasto ferito anche uno studente universitario, Riccardo Valle, con una pallottola che gli ha trapassato la schiena, fortunatamente senza gravi conseguenze. Lo scontro era tra gli esponenti del clan Alfano ed i suoi avversari Antonio Caiazzo e Luigi Cimmino. Sotto il piombo assassino cadde Salvatore Raimondi, affiliato al clan Cimmino, mentre rimase ferito Luigi Filippini, considerato un emergente del clan. Filippini conosceva la verità e la faccia dei suoi nemici: fu interrogato per ore fino a quando smise di raccontare che si trovava in quella strada per "comprare quadri" e diede la sua versione dei fatti. Un commando di sette uomini, due su una "Y 10", tre sulla "Opel", altri due sulla moto. Dopo sette giorni di fuga dal quel tragico evento, Gennaro 'o Pazzo, uno dei sette camorristi che hanno assassinato per errore Silvia Ruotolo, è stato arrestato. Ex ferroviere, ex contrabbandiere di bionde, un curriculum penale che comprende anche l'associazione mafiosa e un tentato omicidio. Il suo nome l'avrebbero fatto Luigi Filippini e un supertestimone protetto dalla polizia. A distanza di quarantatre giorni è stato catturato anche Rosario Privato sulla piazza principale di un paese di mare della costa calabrese, Marina di Cetraro. Egli come Raffaele Rescigno e Gennaro Ciriaco, già in carcere, è ritenuto un elemento di spicco della famiglia Alfano. Un quarto uomo, Vincenzo Cacace, si è accusato di aver fatto parte del commando, ma gli inquirenti ritenevano che avesse voluto depistare le indagini. A riconoscere senza ombra di dubbio, dalle foto segnaletiche la faccia di Privato, è stata una testimone, la donna che fu sequestrata sulla propria auto subito dopo la sparatoria. A incastrarlo ha contribuito anche la deposizione di Luigi Filippini. Il 26 luglio del 1997 è stato arrestato il boss della Napoli bene, Giovanni Alfano, mandante dell'agguato di salita Arenella. L'11 Febbraio 2001 la Corte d'Assise si è ritirata in Camera di Consiglio. Il pm Luigi Gay ha chiesto per Privato, il killer pentito 16 anni di carcere, e per Alfano, Vincenzo Cacace, Raffaele Rescigno e Mario Cerbone l'ergastolo.