Amalia Scielzo

Ho molto apprezzato l'iniziativa di far nascere un'onlus che porta il nome di Silvia: la "nostra grande rappresentante". Ho qui la possibilità di esternare oltre che un ricordo una ferita.

In quel giugno 1997 prima dell'immane tragedia l'attenzione di noi mamme era proiettata verso l'avventura dell'esame finale di V elementare dei nostri figli, alla scuola Quarati. Una tappa che ci vedeva emozionate forse anche più degli stessi bambini. Per la verità era Silvia, la nostra rappresentante, che con il grande e contagioso entusiasmo, che sempre la caratterizzava, stava per noi organizzando la festa di fine anno. Doveva essere, secondo il programma che aveva immaginato, la festa delle feste. La più importante perché tutti i bambini ma anche le famiglie al completo si sarebbero incontrate ed avremmo fatto festa, ci saremmo salutati e certamente ci saremmo dati appuntamento ad altre occasioni... non ci saremmo persi di vista, anche se le scelte dei nostri figli per il nuovo ciclo di scuola sarebbero state diverse. Non era la prima volta che organizzava allegre feste anche in luoghi particolari, dove i bambini si divertivano un mondo ma anche i genitori erano coinvolti ed avevano occasione di conoscersi e comunicare. Lei era la "nostra grande rappresentante" perché era capace di fare tutto ciò. Superare tutti gli ostacoli che potevano impedire che le persone comunicassero tra loro. Una vitalità ed un'energia positiva veramente inarrestabile, speciale.
La festa non ce l'hanno fatta fare.
La notizia l'apprendemmo dalla televisione. Aveva anche per questo dell'incredibile. Un errore!! Non era certamente possibile... Mio figlio di dieci anni l'apprese prima ancora di noi ma non ci raccontò nulla. Provò inconsapevolmente ad esorcizzarla. Non ne parlo, forse pensò, così non esiste, non è vera. Non può essere vera.
L'assurdo episodio insieme al grande dolore - che quasi ci siamo vergognati di esternare oltre al diluvio di lacrime nell'affollato funerale, perché non poteva essere misurato all'immenso dolore dei suoi cari - ci fece sentire tutti molto insicuri in luoghi della città dove non avremmo mai sospettato potessero avvenire sparatorie, dove per anni avevo accompagnato i bambini a nuotare in piscina! Scoprimmo improvvisamente di vivere in un far west e di poter incontrare in un momento qualunque della nostra vita un regolamento di conti degli "altri" e così la morte.
Gli "altri" di questa città di cui avevamo sempre saputo dai TG essere presenti ma distanti, altrove, nelle periferie lontane...in zone sconosciute della provincia. Improvvisamente divenivano protagonisti delle nostre vite e causa della morte di una mamma così vicina a noi! Non bastava essere delle persone normali, non essere delinquenti per non incrociare un regolamento di conti tra gli "altri" di questa città....

Il mondo positivo che siete riusciti a costruire con le vostre iniziative e con la fondazione è un incoraggiamento verso un impegno civico che sono convinta sia contagioso, come contagiosa era l'energia positiva di Silvia. Non ha senso vivere in questa città se non si prova a farla crescere dove tende a regredire verso la barbarie, lontana dalla cultura che l'ha invece resa grande.
Sono con voi e se posso, voglio dare un fattivo contributo al vostro progetto.
Un abbraccio,
Amalia